Un tuffo nella letteratura italiana

Se si vuole parlare di letteratura italiana bisogna, per forza, cominciare a parlare di colui che è considerato il padre della lingua italiana: Dante Alighieri.

Dante Alighieri nasce a Firenze nel 1265, nel 1274 a circa 9 anni incontra Beatrice, colei che amerà per il resto della sua vita, anche se solo a 18 anni riceve il primo saluto da parte sua. Alla morte di questa donna, nel 1290. il grande scrittore le dedica un’opera intera chiamata “La vita nova”.

A quell’epoca la popolazione fiorentina era divisa in ghibellini, che parteggiavano per l’ imperatore e guelfi, che parteggiavano per il Papa. I guelfi erano divisi in guelfi neri, che approvavano l’ idea della partecipazione del Papa negli affari politici e in guelfi bianchi, che disapprovavano questa idea. Dante Alighieri era un guelfo bianco, infatti quando i guelfi neri salirono al potere scacciarono da Firenze tutti i guelfi bianchi, Dante compreso. Dante si rifugia a Ravenna e nel 1305 comincia a scrivere la Divina Commedia che si porterà fino alla morte nel 1321.

La Divina Commedia è un poema allegorico composto da 100 canti: 34 per l’inferno, di cui il primo funge da proemio; 33 per il purgatorio e 33 per il paradiso. In questa opera l’autore immagina di fare un viaggio nei tre regni ultraterreni e sarà accompagnato prima da Virgilio, nell’inferno e nel purgatorio, successivamente il poeta latino viene sostituito da Beatrice e San Bernardo nel paradiso.

Una domanda può sorgere subito spontanea, perché si chiama Divina Commedia? Dante decide di chiamarla commedia perché inizia male, ma finisce con un lieto fine, mentre l’aggettivo “divina” è stato aggiunto successivamente da Boccaccio.

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